La voce della disabilità

Svantaggio e handicap

Il termine handicap è nato in Gran Bretagna nel XVI secolo dalla fusione delle parole hand in cap (mano nel cappello) che indicavano un gioco d’azzardo in cui si estraevano delle monete da un cappello. Successivamente è stato utilizzato nel linguaggio sportivo internazionale per indicare un peso che, durante le gare di ippica, veniva caricato sui cavalli più dotati affinché avessero le stesse possibilità di vittoria degli altri.

Dal suo significato originale legato al gioco e allo sport, la parola handicap è stata poi utilizzata alla fine dell’Ottocento per indicare, in generale, il modo di bilanciare una situazione compensando le diversità. Oggi, invece, questa parola viene usata quasi esclusivamente per riferirsi alla situazione di difficoltà e svantaggio di quelle persone che non sono capaci di provvedere da sole alle normali necessità della loro vita.

La disabilità nella società

L’handicap è una forma di svantaggio legato non solo a problemi fisici o mentali, ma soprattutto all’ambiente e alla società di riferimento. Infatti lo svantaggio dell’handicap è da ricondurre per prima cosa a una costruzione sociale, cioè all’emarginazione provocata dalle reazioni alla disabilità.

La disabilità è un fenomeno complesso, che riflette l’interazione fra il corpo della persona e la società in cui la persona vive. La conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo e i fattori personali e i fattori ambientali che rappresentano le circostanze in cui vive l’individuo.

Organizzazione mondiale della sanità

Ancora oggi, per quanto la nostra società si proclami moderna, è formata purtroppo, da molti individui sani, con diversi limiti, come il pregiudizio e l’ignoranza.

Ci sono uomini con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono.

Ezio Bosso

Per esempio, accade troppo spesso che persone ritenute normali usino termini come ritardato, handicappato, mongoloide in modo inopportuno e stupidamente dispregiativo, o per deridere qualcuno per la sua goffaggine. In questo modo commettono l’errore di evidenziare la disabilità mettendo in ombra l’individuo, rappresentandolo attraverso un suo limite anziché i suoi sentimenti, pregi e potenzialità.

Questo comportamento significa sminuire l’essere umano e mancargli profondamente di rispetto. Purtroppo non sono solo le parole ad offendere queste persone, ma anche determinati atteggiamenti e comportamenti non verbali: l’indifferenza, il disgusto sul volto, l’emarginazione..

La disabilità è una caratteristica fisica. Diventa svantaggio quando non c’è l’ambiente adatto ad accoglierla.

Sofia Righetti

Inoltre, la disabilità è spesso strumentalizzata, a tutti i livelli. Sia per vistose campagne nazionali e internazionali di sensibilizzazione che fanno leva sul senso di colpa degli individui sani, sia nella pratica quotidiana di alcuni operatori del settore.

Infatti succede molto spesso che educatori ed altre figure di sostegno predichino bene per vestirsi di importanza, soprattutto davanti alle famiglie interessate, e poi razzolino male perché non dedicano la giusta cura alle persone che gli sono state affidate. Utilizzano un atteggiamento buonista solo per costruirsi una reputazione professionale. Non sanno, o vogliono ignorare, che le persone con disabilità sentono molto di più di quanto le loro difficoltà fisiche o mentali possono dimostrare.

L’ipocrisia é l’audacia di predicare l’integrità da un covo di corruzione.

Wes Fesler

La mia esperienza personale: Sono loro i veri maestri

Lavoro in questo mondo da undici anni, mi sono imbattuta in casi più o meno gravi, ma in tutti ho trovato dignità, ho trovato bellezza, sensibilità, voglia di riscatto sociale, ma soprattutto il desiderio in ognuno, di essere trattato come gli altri. Da loro ho imparato quei valori che nemmeno le più prestigiose università riescono ancora ad insegnare.

Negli ultimi tempi si parla tanto di inclusione e di integrazione sociale, ma in nessun testo ufficiale o provvedimento ministeriale ho trovato una risposta soddisfacente. La definizione più bella e significativa me l’ha data uno dei miei ragazzi:

L’inclusione nasce con l’uomo ma a volte abbiamo paura del diverso. La natura è essa stessa l’inclusione perché include tante specie diverse rendendole bellissime.

Gaetano, 20 anni


Da loro ho compreso che devo sempre essere me stessa perché la semplicità e la spontaneità premiano sempre, ed è proprio questo che vogliono quando ci si rapporta con loro. Desiderano la genuinità accompagnata dalla bontà: sta a noi avere l’intelligenza emotiva per rapportarci a loro nel migliore dei modi.

Perché essi non sono soltanto individui come noi, ma sono esseri speciali che sono arrivati in questo mondo per darci un messaggio. Un messaggio d’amore, di solidarietà, rispetto, giustizia e soprattutto di fratellanza.

Questi messaggi sono delle urla ancora più forti in questo periodo così delicato che ci devono far riflettere, perché in questa atmosfera di terrore e di solitudine, loro che sono più sensibili hanno molto più bisogno di noi di essere ascoltati, compresi e incoraggiati.

La loro voce

La disabilità per me è una ricchezza assoluta e come tale deve essere custodita e valorizzata. Rappresenta un’immensa risorsa ricca di tante sfaccettature che aspettano solo di essere scoperte. Io credo che spesso la disabilità non viene abbastanza considerata e ciò comporta un vero isolamento sociale. Alcune persone vanno al di là della problematica mentre altri hanno solo pietà ed io di conseguenza non accetto un tale comportamento. A coloro che mi rispettano ricambio con rispetto e gentilezza. Il messaggio che vorrei mandare è di non arrendersi mai e non farsi rubare la speranza perchè la vita vale la pena di viverla nonostante tutto.

Lucio, 39 anni

.Io credo che la disabilità è aprire un dialogo con persone che hanno una o più patologie ma nel loro piccolo cercano di rendersi utili al prossimo e sono anche persone umili. Io non mi accetto per la mia disabilità, però se delle persone mi chiedono di aiutarle io sono il primo a dire sì. Ogni tanto quando penso alla mia disabilità mi sento male. Alcune persone con me sono gentili altre no. Queste mi fanno sentire sottomesso e inferiore a loro, invece credo che siamo tutti sullo stesso piano. Vorrei dire a tutte le persone di essere sincere sempre e di fare chiarezza con loro stesse.

Roberto, 36 anni

La disabilità per me non significa essere diversi ma uguali anche se si ha una difficoltà in più. I ragazzi diversamente abili non bisogna mai giudicarli. Io mi faccio questa domanda: cosa hanno di diverso? bisogna accettarli come sono e mai metterli da parte. Io ho un cuore grande e non farei mai questa cosa, bisogna sempre coinvolgerli con tanto amore e affetto. Le persone normali fanno cose senza riflettere, e si permettono anche di giudicare. Loro dovrebbero aiutare chi è meno fortunato.

Rossana, 36 anni

Ci sono vari tipi di disabilità: fisiche, mentali, ci sono le persone Down che hanno un cromosoma in più e sono tra le persone più dolci che esistano. Poi ci sono anche delle malattie che possono rendere disabili, nel mio caso si tratta di Epilessia.
Ci fu un tempo in cui si credeva che le persone epilettiche fossero dei demoni per i sintomi che manifestano. Con me le persone si rapportano bene. Probabilmente dipende dal fatto che so ascoltare e soprattutto non mi fermo all’apparenza, e per questo molti miei amici mi chiamano fratello. Io cerco per quello che posso di aiutare gli altri e di consigliarli nel migliore dei modi o di fare vedere anche le cose da un altro punto di vista.
Dobbiamo assolutamente fare sentire le persone disabili come una parte importante e indispensabile per la società che sia tesa all’inclusione e all’amore per il sociale altrimenti rappresenta la sconfitta di coloro che si fermano all’apparenza. Non bisogna avere paura del prossimo quando è diverso, perché quel prossimo è un nostro fratello che ha bisogno di noi e vuole solo sentirsi amato e importante per questa società.

Danilo, 43 anni

Disabilità, invalidità, inabilità, diversamente abile… sono solo parole che si usano riguardanti questo tema. Per me disabilità vuol dire avere delle carenze o mancanze fisiche, psicologiche, motorie che si possono presentare dalla nascita o nel percorso della vita. Molte volte può significare anche pietismo, buonismo, alimentato da pregiudizi, di sminuimento della dignità della persona.
Noi viviamo in una società piena di barriere sociali e culturali che influiscono molto sulle persone, che si trovano sempre a lottare con la l’ignoranza di una società che non la rispetta. Per non parlare delle barriere architettoniche.
Per me disabilità vuol dire normalità. Dobbiamo riflettere sul significato di questa parola: se nell’immaginario comune viene vista difficoltà, deficit, limitazione, allora vuol dire che siamo tutti disabili, perché alla fine tutti abbiamo delle mancanze, tutti abbiamo delle difficoltà, delle limitazioni in qualcosa. Non esiste la perfezione.
Penso che la cosa più importante sia affrontare la vita con serenità e vivere i momenti belli e brutti che si presentano. Avere il coraggio di lottare e di non arrendersi mai.

Gaetano, 20 anni.

2 pensieri riguardo “La voce della disabilità

  1. L’ articolo è molto interessante, lo condivido pienamente e ritengo sia stato scritto con un’ attenzione e una sensibilità davvero ” speciale”. Molto illuminanti anche le testimonianze che hai riportato…mi complimento con te!

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