Nostra madre, un capolavoro di imperfezione

Un legame eterno

Per milioni di donne al mondo, la seconda domenica di maggio è un giorno davvero speciale. Infatti, la festa della mamma ricorda la sua irrinunciabile funzione educativa e sociale. Ma soprattutto celebra la maternità come condizione sublime della donna che compie il miracolo più grande: mette al mondo una nuova vita.

In realtà questo stato di meraviglia comincia ancora prima della nascita, perché nostra madre ci ha portato dentro di sé per nove mesi: non credo esista in natura uno scambio più intenso e condizionante. Per questo, più o meno felice, affettuosa o complicata, quella con nostra madre è la relazione più profonda che possiamo immaginare.

Diventare mamma significa avere per sempre il proprio cuore che cammina per il mondo, fuori dal proprio corpo.

Ellen Cantarow

Quest’esperienza lega ogni madre al proprio figlio con un filo indissolubile che non risente né del passare degli anni, né dei fatti della vita. Noi, ai suoi occhi saremo sempre bambini. Allo stesso modo, per quanto lontano possiamo andare, la maggior parte dei nostri passi segue il percorso invisibile tracciato durante quei primi nove mesi di ospitalità totale.

Un’occasione per fare pace

Quindi, qualunque sia il nostro rapporto con lei, e ovunque si trovi adesso nostra madre, almeno oggi cogliamo l’occasione per ringraziarla di tutto ciò che ha fatto per noi. Molti pensano di non avere avuto una mamma perfetta, e hanno ragione: alcune mamme sono così lontane dalla perfezione, da essere quanto di più doloroso ci possa essere per un figlio. Ma questo dolore è nulla rispetto a quello che proverebbe ognuna di queste mamme imperfette, se potesse comprendere quanto male ha fatto, senza rendersene conto, al proprio bambino.

Infatti ogni madre si dona completamente. Anche quando questo non è sufficiente, o è oggettivamente poco, possiamo essere sicuri che non avrebbe potuto fare di più. Inoltre noi figli sappiamo essere giudici implacabili, ma nemmeno noi siamo perfetti. Per questo, anche se ancora non siamo pronti a ringraziarla, almeno cerchiamo di fare pace con lei, specialmente se non c’è più. Servirà a trasformare le nostre ferite in un’occasione di crescita e ci aiuterà a diventare persone migliori.

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