Il giudizio che fa più paura

Una gara senza vincitori

Quando si parla di paura del giudizio siamo spontaneamente portati a pensare all’altro: il partner, il capo, nostro figlio, una dinamica che ci mette sotto pressione. Col tempo comprendiamo che quasi sempre il giudice che temiamo di più siamo noi stessi.

Molto spesso siamo succubi della nostra mente, di quel giudice interiore pronto a sentenziare, abile a sancire ciò che va bene oppure no. In realtà, però, in tanti casi, quello che la nostra mente stabilisce perentoriamente su di noi e la nostra vita non ci è affatto utile. Infatti, a cosa serve sentirci nel panico e sotto dei presunti riflettori?

La paura del giudizio è indubbiamente una tra le più forti e connaturate all’essere umano, ben radicata già dai primi anni di vita. È proprio tra i banchi scolastici che inizia l’antagonismo con gli altri prima, e con noi stessi poi, spinti ad ottenere quel riconoscimento sociale che è un po’ come Godot.

Il bisogno di approvazione sociale

L’intera società, infatti, è assolutamente strutturata secondo un criterio gerarchico di successive approvazioni. Gli strumenti di comunicazione in generale, ed i social in particolare, ne sono lo specchio: mi piace, non mi piace, condivido oppure no. Questo sistema alimenta continuamente la forza condizionante della paura del giudizio degli altri sulla nostra vita psichica.

Tutte le volte che cerchiamo di trovare un supporto fuori di noi, tendiamo a dimenticare il nostro valore. Infatti, quando la nostra soddisfazione dipende dal giudizio, e quindi dall’approvazione degli altri, attuiamo una serie di meccanismi consci e inconsci per farci apprezzare. Però, così facendo, trascuriamo di esprimere e realizzare noi stessi, dimenticando che noi esistiamo sempre, con o senza gli altri.

Il senso della vita

Invece, le persone davvero realizzate sono quelle in grado di esprimere e manifestare il loro dono, la loro unicità, che si realizza tanto più e tanto meglio quanto più sono sulla loro strada.

Un fiore non pensa di competere con il fiore accanto… semplicemente fiorisce

Detto Zen

Il giudizio degli altri, se interferisce nella nostra vita, ci sottrae alla nostra identità, al nostro percorso più profondo e non ci permette di sbocciare. Smettiamola di chiederci se andiamo bene agli altri e cominciamo a domandarci se andiamo bene a noi stessi. Con chi, se non noi, trascorreremo il resto della nostra vita?

La lezione più lunga

Nel momento in cui non diamo più tutta la nostra attenzione all’altro, rompiamo anche il nostro modello di perfezione. Infatti, quando non temiamo più il giudizio esterno, cominciamo ad alleggerire anche il peso del nostro, e possiamo cominciare un percorso orientato ad una sana valorizzazione.

Siamo tutti in viaggio verso la migliore versione di noi stessi; è un percorso lungo
tutta una vita, ma vale la pena di affrontarlo. Amarsi, rispettarsi e valorizzarsi sono comportamenti da imparare e mettere in pratica, non semplici concetti da accatastare alla rinfusa sugli scaffali della nostra mente.

Ci vuole tutta una vita per imparare a vivere

Lucio Anneo Seneca, I sec. d.C.

Paradossalmente, ci è molto più facile accettare il giudizio schiacciante degli altri piuttosto che decidere di abbracciare i nostri conflitti interiori, il nostro io più profondo. Invece, duemila anni fa qualcuno ha detto: “Ama il prossimo tuo come te stesso.” Significa che, se non vogliamo più giudicare né essere giudicati, dobbiamo cominciare dalla persona più cara che abbiamo: noi stessi.

5 pensieri riguardo “Il giudizio che fa più paura

  1. Complimenti Giuseppe, concordo pienamente con te, se si smette di dare credito al giudizio che sia quello altrui o il nostro si vive meglio molto più leggeri, e le attenzioni vanno a cose più importanti in noi.

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