Debiti di assertività

La vita è comunicazione, relazione e, come noto, non si può non comunicare. Ovviamente, è impossibile anche non avere idee, opinioni e punti di vista divergenti, ma ogni volta che cerchiamo di sottrarci da un conflitto, stiamo contraendo un debito di assertività difficile da estinguere.

Porto addosso le ferite delle battaglie evitate

Fernando Pessoa

Tutte le volte che mettiamo a tacere noi stessi e subiamo l’altro, infatti, anche se internamente portiamo avanti l’idea che non ci penseremo più, stiamo accumulando molta più aggressività di quella che avremmo potuto espletare nel conflitto. E, che ci piaccia o meno, non possiamo togliere dalla vita l’anima della lotta.

Una certa dimensione marziale è serenamente consigliata per dire la propria; questo chiaramente non vuol dire aggredire, anzi, significa che possiamo imparare a rinunciare all’aggressione se l’accettiamo come possibilità.

Il samurai spende l’intera vita a perfezionare l’arte della guerra, per poi arrivare a desistere dal bisogno di combattere. Non ne ha bisogno. Chi è forte, competente, sicuro, preparato, evita lo scontro. Una certa aggressività costruttiva, dunque, è indispensabile per il nostro sviluppo umano, per allacciare relazioni, per autorealizzarci, per vivere con intensità e curiosità e per conoscere che c’è chi, a buon diritto, la pensa in maniera diametralmente opposta.

Ma se non sappiamo dare voce alla nostra parte maschile, se non sappiamo rischiare, scontrarci per paura di perdere ogni protezione,
allora non condurremo mai una vita audace.

Chi rischia muore una volta, chi non rischia muore mille volte

Proverbio

L’assertività non va d’accordo con quella eccessiva normalità che non si pone alcuna domanda esistenziale ma che è piuttosto rigida di fronte a delle tappe biologiche-cronologiche precostituite: studiare-lavorare-sposarsi-avere successo ecc. Né tantomeno è propensa a quella mediocrità esente da tratti distintivi, che non sa dire cioè né un sì e neppure un no, che è insipida, senza passioni, che baratta la propria sicurezza con la felicità.

Ci vuole sincero impegno e profonda costanza nel cambiamento, altrimenti diventa un’inutile perdita di tempo. Come fare? Ci vuole coraggio!

Non si diventa coraggiosi dall’oggi al domani, non ci si risveglia supereroi quando si è sempre stati nel branco. Ci vuole tempo, bisogna imparare. E come per il successo, anche per il coraggio bisogna prendere le scale.

Nell’ottica dell’assertività e del cambiamento, il vero coraggio sta nell’abbandonare ogni forma di protezione per rischiare di diventare sé stessi; appena affrontiamo le cose con audacia, d’incanto il mondo non ha più un volto maligno e le dinamiche cosi tanto impervie, non sono poi così complicate. Il coraggio aumenta la nostra autostima e indebolisce la nostra paura che non è mai l’altro o il mondo, ma noi stessi.

Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno

M.L. King


La paura non ha nessuna sembianza quando decidiamo di guardarla negli occhi. È solo quando evitiamo qualcosa o qualcuno ritirandoci nella nostra torre d’avorio che la vita ci appare come un postaccio brutto e malfamato; se, invece, come nella migliore delle fiabe andiamo
incontro agli eventi senza più evitarli, l’intero universo si svela e viene in nostro soccorso.

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