La plasticità cerebrale

L’esperienza crea connessioni

Per costruire la sua intelligenza, l’essere umano, quando nasce, inizia a fissare nelle fibre del suo cervello le informazioni che riceve dal mondo esterno. Ogni immagine, ogni interazione frequente lascia una traccia nella memoria dell’esperienza vissuta, connettendo dei neuroni.

Queste connessioni neuronali, vengono chiamate sinapsi.

Cominciano a formarsi nel ventre materno ed aumentano in maniera estremamente rapida dalla nascita in poi: durante i primi 5 anni di vita si creano da 700 a 1000 nuove connessioni al secondo.

Tutto quello che facciamo insieme o davanti ad un bambino, tutto quello che percepisce dal mondo, crea una connessione nel suo cervello. Si arriva quindi ad una grande quantità di sinapsi.

La costruzione dell’intelligenza

Come prova, un piccolo confronto:

La rete internet mondiale possiede centomila miliardi di connessioni tra le sue pagine web, chiamate collegamenti ipertestuali, oppure link. Il cervello dell’adulto possiede il triplo di connessioni tra i suoi neuroni, invece, il cervello del bambino possiede dieci volte più connessioni della rete internet mondiale: un milione di miliardi di connessioni sinaptiche.

Questo significa che gli è sufficiente vivere ed essere in relazione con il mondo per creare un’espansione di connessioni neuronali.

È evidente che una mancanza di sostegno e di esplorazione durante questo periodo, affama il suo cervello e rovina la costruzione della sua intelligenza.

Perché, così come delle fondamenta fragili compromettono la stabilità di una casa in costruzione, delle connessioni neuronali deboli nel bambino, indeboliscono l’architettura cerebrale dell’adulto che diventerà.

Un processo di specializzazione

Durante questo periodo è quindi essenziale nutrire il suo cervello interagendo in maniera positiva con lui e lasciandogli esplorare il mondo. In seguito, dopo questo periodo di creazione di miliardi di connessioni neuronali, il cervello comincia a fare pulizia.

L’avrete notato: Crescere vuol dire perdere due terzi delle proprie possibilità e diventare più esperti di quel terzo utilizzato. Quindi, non preoccupatevi: l’essere umano, crescendo non diventa meno intelligente, semplicemente si specializza nella lingua, nella cultura, nei comportamenti che ha captato, appreso, ed imparato a riprodurre.

In effetti, dopo aver realizzato numerose connessioni, quelle utilizzate più spesso, si rinforzeranno. Invece, le connessioni meno utilizzate, progressivamente si affievoliranno per poi essere accantonate come un sentiero che, non venendo più percorso, si ricopre di erba selvatica.

L’importanza delle abitudini

Teniamolo bene in mente: il cervello non conserva automaticamente le connessioni delle esperienze migliori, ma quelle delle esperienze più frequenti. Quindi la nostra responsabilità è molto grande perché le nostre scelte, le nostre abitudini rinforzeranno certe connessioni e ne indeboliranno altre.

Questa plasticità cerebrale è dunque allo stesso tempo una grande opportunità ma rappresenta anche una grande vulnerabilità.

Il professor Shonkoff dell’Università di Harvard lo conferma:

I progressi nelle neuroscienze, biologia molecolare e genomica hanno un messaggio molto semplice Questo messaggio è che l’esperienza fatta da bambini, letteralmente è integrata nel nostro corpo, nel bene o nel male.

Facciamo dunque attenzione alle nostre abitudini perché strutturano direttamente il cervello del bambino. Infatti il suo cervello si nutre di noi e del mondo, allora offriamoglielo ed offriamogli il meglio!


fonte: https://www.celinealvarez.org

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